Cos'è la partecipazione

Per progettazione partecipata si intende un modo di prendere decisioni che si apre alla collaborazione con chi di solito non è ascoltato e coinvolto. Si fa progettazione partecipata quando alcune decisioni vengono prese in maniera inclusiva, coinvolgendo le persone interessate: cittadini, destinatari dei servizi sociali, dipendenti di aziende… Si cerca di raggiungere un risultato condiviso includendo un ampio numero di persone che vogliono dire la loro e facendoli partecipare alle scelte.

Includere persone e punti di vista diversi dà spesso una grande ricchezza e fa emergere temi e soluzioni innovativi, tanto che i percorsi di progettazione partecipata ben riusciti sono un grande arricchimento culturale per tutti coloro che ne prendono parte con apertura e curiosità: le competenze di tutti entrano in gioco e si impara reciprocamente. Molto spesso i processi partecipativi consentono di arrivare a soluzioni diverse dalle ipotesi di partenza, e capaci di un consenso molto più vasto…

La progettazione partecipata, può essere definita come una democrazia “dal basso” con un carattere di tipo orientativo, interattivo, riflessivo e si può vedere come un processo, dove si promuove il confronto, la negoziazione, il consenso, ma anche il dissenso tra i soggetti che partecipano alla formazione di decisioni. L’obiettivo di questa forma di “democrazia dal basso” deve essere il miglioramento del benessere dei soggetti coinvolti tramite la creazione di un progetto di qualità.

Nel caso della pubblica amministrazione si tratta di uscire dal classico schema che vede gli amministratori decidere in collaborazione con i loro tecnici, per poi informare le parti sociali (cittadinanza, aziende, associazioni…) a giochi fatti.

Allo stesso modo nel privato si possono coinvolgere i dipendenti di una impresa per prendere decisioni, per cercare innovazioni, creare prodotti più sofisticati…


I vantaggi che si possono trarre da questo tipo di impostazione sono molteplici: coinvolgere più persone e più interessi diversi significa attivare diverse competenze, creare un sapere collettivo, riconoscere e mediare eventuali conflitti, ottenere innovazione.


Per qualsiasi organizzazione il fatto di rinnovarsi, anche con una certa frequenza, oggi è di fondamentale importanza visto che la società è attraversata da molteplici e contemporanei cambiamenti. Per essere adeguati, o concorrenziali, enti, liberi professionisti ed imprese devono tener conto di questi cambiamenti e dei loro potenziali “utenti” o clienti.

Devono anzi provare ad essere in comunicazione con loro, ed interagire: in questo modo possono essere più conosciuti, più utili, più rispondenti ai bisogni.


I cittadini stessi in questa fase storica chiedono di partecipare, di prendere parte, e lo fanno con competenza ed entusiasmo quando i processi partecipativi sono ritenuti validi.

Molti hanno interesse al fatto che la democrazia rappresentativa evolva integrandosi con la democrazia partecipativa. Siamo convinti che non sia più pensabile che le persone accettino di non essere prese in considerazione sulle tematiche che interessano loro. Al contrario l’ascolto delle persone e la loro responsabilizzazione, la loro compartecipazione, è di fondamentale importanza per affrontare i problemi delle comunità, per essere innovativi e per avere un benessere inclusivo e diffuso!

Gli attori coinvolti nella progettazione partecipata sono portatori di interessi diversi ad esempio: gli imprenditori guarderanno più il lato economico; i cittadini l’esigibilità di diritti, il benessere personale e familiare, la sicurezza nella città; le amministrazioni pubbliche il rispetto delle regole.

La progettazione partecipata deve rispondere adeguatamente ai bisogni sociali delle persone di riferimento e per questo motivo è molto importante la partecipazione delle Organizzazioni di Terzo Settore, le quali rappresentano ed hanno una funzione di advocacy (danno voce ) dei bisogni sociali dei cittadini, in quanto riescono a leggere, comprendere meglio di ogni altra istituzione i bisogni della popolazione locale e a trovare soluzioni più idonee e personalizzate ad essi.

La partecipazione non è affidata alle buone intenzioni e all’entusiasmo, ma per essere efficace deve essere condotta con i metodi e gli strumenti adeguati da operatori “di mestiere”: i facilitatori. Si tratta di figure professionali capaci di impostare e condurre un percorso di partecipazione definendone obiettivi e struttura, salvaguardando le “regole” del percorso, promuovendolo ed includendo tutte le persone che possono essere utili o interessate.

Uno degli elementi imprescindibili della progettazione partecipata è quello di mettere allo stesso tavolo, a lavorare insieme e direttamente, tutti i partecipanti: e quindi i tecnici, i cittadini, le imprese, gli amministratori… Questo permette un arricchimento reciproco notevole soprattutto se i partecipanti hanno la capacità di ascolto, di mettere in gioco le proprie idee e competenze per un interesse comune. Se riescono a creare nel confronto e nel lavoro con gli altri idee e progetti più ricchi, più articolati e competi, più sostenibili e capaci di avere successo.

La progettazione partecipata porta con sé anche una rilevante dimensione culturale nella quale avviene una costruzione di significati, di apprendimento di informazioni e conoscenze che provengono da idee, opinioni, stili di vita e valori diversi, per arrivare, attraverso il dialogo e la negoziazione, ad una collaborazione tra i vari attori, ad una condivisione di valori e progetti che permettano l’incremento del benessere sociale e relazionale dei beneficiari.